domenica 15 gennaio 2012

SI', LA VITA E' TUTTA UN CLIP!

SHAME


Un film di Steve McQueen. 
Drammaticodurata 99 min. - Gran Bretagna 2011 


Brandon e Sissy, due fratelli irlandesi trapiantati negli Stati Uniti in tenera età, conducono vite separate e separatamente convivono con le loro nevrosi.
Lui è un collezionista sessuale, lei è una collezionista di abbandoni.
Se la vita nella società del XXI secolo è verosimilmente assai simile ad un video clip, Brandon vi è diligentemente inserito. Attività lavorativa di successo in un campo non ben definito (e quale lo è?) ma che ha a che fare con l'informatica (e quale non lo è?), con un capo un po' ambiguo ma in fondo affezionato, una bella casa, naturalmente nel centro di New York. 
Peccato che il suo surmenage sessuale non lo plachi: come tutti i maniaci compulsivi Brandon ha una sublime capacità di passare da un sexy job ad un altro, senza soluzione di continuità. 
Il fine, si sa, giustifica i mezzi: passa da raffinate intrattenitrici a giornaletti porno, da avventure con donne di lusso a filmini erotici e software più o meno sofisticati. 
La maschera dell'attore è perfetta anche perché Brandon recita il suo dramma fallocentrico proprio come se fosse davanti al palcoscenico di se stesso.
Purtroppo spunta quasi dal nulla Sissy, cantante abbastanza affermata che però non sa dove collocare il suo corpo morbido e va a vivere a casa del fratello.
Diventa l'amante del capo di Brandon che ne è infastidito ma non quanto è disturbato dall'invasione che rende inagibile la  sua palestra erotica.
E questa è la prima parte di "Shame" (Vergogna).
 Un segmento di cinema costruito con maestria, un documentario patinato, provocatorio ed essenziale sul debordare di due nevrosi parallele, opposte, ugualmente usuali.
Lei piange al telefono e lui cerca (e trova) l'ennesimo appuntamento, con altri o con se stesso.
Fino a qui il messaggio è coerente, tanto freddo da non poter essere definito crudo.
Ma se fosse l'amore la risposta a tanta infelicità, si chiede Brandon che, con l'agilità di un pattinatore, scivola da una nevrosi ad un'altra.  
E così si mette alla prova di un'ipotesi di relazione convenzionale e politicamente corretta ( la "lei" che sceglie è una collega intelligente e nera). Naturalmente è un fiasco totale e al giovanotto non resta che tornare alla vita precedente o meglio alla sua parodia.
Botte nei locali come ai vecchi tempi (vecchi tempi del cinema, s'intende) e perfino un rapporto omofilo consumato in un locale gay dipinto alla maniera dell'antro della strega.
Poi, non pago, si inserisce nella relazione, e nel letto, di due donne.
Comincia a farsi strada il dubbio che lo sceneggiatore sia un mormone.
Il dubbio si trasforma in una semi-certezza quando Brandon trova Sissy , che lo aveva ripetutamente cercato al telefonino, nel lago di sangue delle ferite che si è procurata  tentando per l'ennesima volta il suicidio. 
Ma Sissy non muore e Brandon non cambia.
Il copione sarebbe stato più a suo agio nelle mani del grande Douglas Sirk.
Tolti i nudi, naturalmente.


( qui potete leggere Un'altra recensione un po' più seria della mia, quella del Corsera)  









2 commenti:

  1. Complimenti! bellissima recensione.
    Concordo con te.
    Tranne che nel finale, per me non continua allo stesso modo vuol dare una speranza.

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