VIZIO DI FORMAUn film di Paul Thomas Anderson. Con Joaquin Phoenix, Katherine Waterston, Eric Roberts, Josh Brolin, Benicio Del Toro.
Titolo originale Inherent Vice., durata 148 min. - USA 2014.
Il
titolo di "Vizio
di forma del film
di Paul
Thomas Anderson, é, tradotto letteralmente, “Vizio
intrinseco”.
Basato
sull'omonimo
romanzo
Thomas Pynchon, é un noir di stampo chandleriano: un investigatore
buono d'animo ma la cui vita ha risvolti irriferibili, si occupa di un
caso intricato più' di quanto si immagini all'inizio, intricato ma
soprattutto sporco in cui i valori saltano ed e' la mera realtà' a
farne carneficina.
A
differenza di Philiph Marlowe pero' Larry “Doc” Sportello di casi
per le mani non ne ha uno, ma un'interminabile marmellata.
Sono
tutti sporchi affari, ovviamente, ai quali il protagonista, tra uno
spinello e l'altro, tra uno sguardo stupito e l'altro, tra un appunto
scarabocchiato e l'altro, si applica con sincera, non ingenua,
dedizione.
Siamo
negli anni di Nixon, del Vietnam, degli hippies, della contestazione.
L'America
appare divisa in due bande: il potere costituito da una parte e chi
non sta al suo gioco dall'altra.
Ma,
contrariamente a ciò che dice il proverbio “l'apparenza inganna”,
l'apparenza e' sempre una cosa ben distinta dalla sostanza.
Fatto
sta che tutti i clienti di Doc sono vittime del potere e collusi con
esso in un modo talmente naturale che si potrebbe definire,
bestemmiando, innocente.
Il
più' emblematico di essi e' quello del giovane Coy
Harlingen
che e' contemporaneamente un hippy alternativo, un padre e marito
amoroso forzatamente separato dalla sua stravagante famigliola e una
spia della Cia.
Quando
Doc lo scopre e gli chiede il perché' di questa doppiezza
esponenziale l'altro gli risponde:
“E
la tua domanda sarebbe da che parte sto io?
Immagina
che tua madre si facesse le pere...”
Dove
la “madre” e' la propria patria e “le pere” sono il vizio
americano di macellare altri popoli, in questo caso quello
vietnamita.
Doc capisce.
Doc capisce.
Capisce
a tal punto che, alla fine della storia, decide di salvargli la vita
(dato che la CIA, dopo averlo usato, l'ha fatto rinchiudere in un
manicomio criminale).
E
gliela salva facendo un lurido baratto con il co-protagonista del
film, il poliziotto ultraconservatore Christian
"Bigfoot" Bjornsen
che,
naturalmente, passa la giornata a calpestare i diritti civili ma non
disdegna né farsi di marijuana né di collaborare col suo ipotetico
nemico Doc.
“Vizio
di forma” non e' un film di denuncia.
E'
come una di quelle foto scattate “per sbaglio” in cui si vede
quello che c'è, che tutti sanno e che é sconveniente dire.
E'
un film sull'appartenenza degli americani all'America.
Una
appartenenza che sta sopra ogni distinzione, ogni velleità' di
riscatto, ogni risibile tentativo di chiamarsi fuori.
O,
per usare le parole della fidanzata di Doc, la consapevolezza
dell'inutilità' di qualsiasi tentativo di andare “la' dove il
fiato corrotto dell'America misteriosamente non sia giunto”.
La
funzione vessillifera della moneta l'hanno inventata gli antichi
romani che mettevano l'immagine di Cesare nel conio.
Sul
dollaro c'è' il ritratto di George
Washington
e, sotto di essa, una frase ben più' adatta ad un santino “In
God We Trust”,
in Dio noi confidiamo.
Quel
Dio e' l'America e gli americani sono disperatamente figli suoi.
Nei
secoli dei secoli.
Il
raggio di sole che nella sequenza finale di “Vizio di forma”
illumina il volto di Doc Sportello e' forse la luce di quel loro dio.
Di
fatto, Doc, finalmente, sorride.




